9) Locke. L'esperienza  l'unica fonte delle idee.
Secondo Locke la mente umana  come una carta bianca, perch tutto
deriva dall'esperienza.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, secondo, capitolo secondo
(pagina 182).

Alcune idee sono semplici, altre complesse. Sebbene le qualit che
agiscono sui nostri sensi siano, nelle cose stesse, unite e
mescolate in modo tale, che non c' separazione n distanza tra
esse, tuttavia  evidente che le idee che esse producono nello
spirito entrano come semplici e non mescolate per opera dei sensi.
Quando si  rifornito di queste idee semplici, l'intelletto ha il
potere di ripeterle, paragonarle e unirle, in una variet di modi
che si pu dire perfino quasi infinita, e cos pu produrre a
piacere nuove idee complesse. Ma n il genio pi esaltato o
l'intelletto pi vasto, per rapido e vari che sia il suo pensiero,
pu inventare o costruire una nuova idea semplice nello spirito,
senza riceverla in uno dei modi prima menzionati, n
l'intelligenza pu essere cos forte da distruggere le idee che
sono in essa. Per farci una nozione migliore delle idee che
riceviamo dalla sensazione, pu non essere inutile considerarle in
relazione ai modi diversi in cui esse si avvicinano al nostro
spirito e si rendono percepibili da parte nostra. 1) Ce ne sono
alcune che entrano nel nostro spirito attraverso un solo senso. 2)
Ce ne sono altre che entrano nello spirito attraverso pi di un
senso. 3) Ce ne sono altre che si ricavano dalla sola riflessione.
4) Ce ne sono altre che arrivano allo spirito e a esso sono
suggerite attraverso tutti i modi della sensazione e della
riflessione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 635-636.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/4. Capitolo
Otto.
10) Locke. L'idea di sostanza.
Quel substratum che noi chiamiamo sostanza (materiale o
spirituale) e che immaginiamo come l'idea semplice che sta a
fondamento della pluralit delle cose  per Locke solo una
supposizione non suffragata dall'esperienza empirica.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, secondo, capitolo
ventitreesimo (pagine 182-183).

Lo spirito, come ho dichiarato,  fornito di un gran numero di
idee semplici, portate in esso nei sensi, cos come sono trovate
nelle cose esterne, o dalla riflessione sulle proprie operazioni;
ma esso prende nota anche che un certo numero di queste idee
semplici vanno costantemente insieme, e, poich si presume che
esse appartengono a un'unica cosa, e le parole sono adatte alle
nostre apprensioni comuni e vengono usate per una rapida
comunicazione, quelle idee semplici, cos unite in un unico
soggetto, sono chiamate con un unico nome. Ma poi, per
disattenzione, siamo portati a parlare di quelle cose come di
un'unica idea semplice e a considerarle un'unica idea semplice,
mentre in realt si tratta di una mescolanza di molte idee
insieme. Per cui, come ho detto, non immaginando in che modo
queste idee semplici possono sussistere di per s, ci siamo
abituati a supporre un qualche substratum nel quale esse di fatto
sussistano e dal quale risultino, e che, perci, chiamiamo
sostanza. Per cui, se qualcuno esamina se stesso in relazione a
questa nozione di una sostanza pura in generale, trover che di
essa non ha assolutamente nessun'altra idea all'infuori della
supposizione di un supporto, che non sa che cosa sia, della
qualit che sono capaci di produrre in noi idee semplici; queste
qualit sono chiamate comunemente accidenti. Perci, quando
parliamo di una particolare specie di sostanze corporee, come
cavallo, pietra eccetera, o pensiamo ad esse, sebbene l'idea che
abbiamo di una di esse sia soltanto la mescolanza o collezione
delle diverse idee semplici di qualit sensibili che di solito
troviamo unite nella cosa chiamata cavallo o pietra, tuttavia,
poich non possiamo concepire come esse sussistano sole, senza
essere in qualche altra cosa, supponiamo che esistano in un comune
soggetto e siano sorrette da esso. Con il nome di sostanza
denotiamo quel supporto, sebbene sia certo che non abbiamo nessuna
idea chiara o distinta della cosa che supponiamo che sia un
supporto. Lo stesso accade con le operazioni dello spirito, come
pensare, ragionare, temere eccetera Concludiamo che esse non
sussistano di per se stesse, n riusciamo a comprendere come esse
possano appartenere a un corpo o essere prodotte da esso, e perci
abbiamo la tendenza a pensare che siano le azioni di qualche altra
sostanza, che chiamiamo spirito. Perci  tuttavia evidente che
non avendo nessun'altra idea o nozione di materia, se non come
qualcosa in cui tutte quelle molte qualit sensibili che
colpiscono i nostri sensi sussistono, supponendo che ci sia una
sostanza della quale sussistono il pensare, il conoscere, il
dubitare e il potere di muovere le cose eccetera, abbiamo della
sostanza dello spirito una nozione altrettanto chiara quanto 
quella che abbiamo del corpo. Dell'una si suppone che sia, pur
senza conoscere che cosa sia, il substratum delle idee semplici
che riceviamo dall'esterno, dell'altra si suppone che sia, con
un'analoga ignoranza di ci che essa , il substratum delle
operazioni che sperimentiamo dentro noi stessi. E' evidente allora
che l'idea di sostanza corporea nell'ambito della materia 
altrettanto remota dai nostri pensieri e dalle nostre
comprensioni, quanto quella di sostanza spirituale o spirito.
Perci, a partire dal fatto che non abbiamo nessuna nozione della
sostanza dello spirito, non possiamo concludere che esso non
esiste, pi di quanto possiamo concludere che non esiste il corpo
per la medesima ragione: infatti  altrettanto ragionevole
affermare che non c' nessun corpo, perch non abbiamo nessuna
idea chiara e distinta della sostanza della materia, quanto lo 
il dire che non c' nessuno spirito, perch non abbiamo nessuna
idea chiara e distinta della sostanza di uno spirito.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 640-642.
